Griffe Concept Store

Un punto d’eccellenza nel centro di Trieste, in una delle zone più celebri per quanto riguarda i negozi e le passeggiate: entrando da Griffe Concept Store si respira, fin da subito, quell’aria di ricercatezza e quel gusto che caratterizza da sempre anche il suo proprietario, Roberto Paganini. Personaggio dalle mille idee e dall’intelligenza vivace, da sempre propenso al basso profilo quando parla di se stesso ma al contempo abile conversatore, Roberto ci racconta della città di Trieste, degli sviluppi del capoluogo e della sua attività.

Roberto Paganini, il nuovo Griffe Concept Store si rinnova sia strutturalmente che nella vendita, ed è pronto per affrontare il 2017 in corso con molte novità. Ci racconti l’idea?

Rinnovarsi sempre, dare ed avere nuovi stimoli per la propria vita e per la propria attività è fondamentale per non arenarsi. Noi, per esempio, abbiamo riconvertito degli spazi all’interno del nostro negozio, con un ampliamento di circa trentacinque metri quadri.

 

 

La situazione economica in Italia non aiuta sicuramente i creativi, i designer, gli stilisti; eppure entrato nel vostro spazio si respira un area di ricerca e innovazione, ne sei consapevole?

Sono vent’anni che dedichiamo buona parte del nostro tempo alle fiere internazionali e alla ricerca di prodotti, accessori e quanto riteniamo interessante da proporre nelle nostre vetrine, spaziando dalla tecnologia, al design ed al concept.

La posizione geografica in cui si trova la città di Trieste, senza entroterra e con una provincia molto piccola, tende a non essere un’area strategica per gli investimenti dei grandi marchi: qual è il vostro approccio verso l’esterno?

Abbiamo riscontrato negli ultimi anni un flusso crescente di turismo, maggiore in estate rispetto all’inverno. Ma, da sempre, oltre alla nostra clientela locale, abbiamo parecchi clienti dai paesi confinanti: Austria, Slovenia, Croazia e Serbia.

La nuova apertura di un marchio internazionale come Eataly fa pensare che forse la comunicazione offerta dalle istituzioni locali e regionali nel Friuli Venezia Giulia non sia in grado di esporre bene le potenzialità di una città storica come Trieste, cosa ne pensi?

Portopiccolo ed Eataly sono due investimenti fatti sul nostro territorio da imprenditori che hanno creduto nelle potenzialità di Trieste, e questo va apprezzato. Sarebbe auspicabile che lo stesso interesse fosse esteso anche al Porto Vecchio, un’area oggi abbandonata ma ricca di interesse storico e commerciale.

Chiudono molte attività simili alle tue; ne vediamo tantissime altre aprire nel settore caffetteria e culinario. Ti preoccupa questa cosa oppure ti appaga sapere che sei quasi il “solo” a garantire una consulenza sartoriale sul territorio?

In realtà è con la concorrenza che ci si misura, anche se i concorrenti nel nostro caso sono sempre cari amici. Mi dispiace oltremodo che Trieste perda tasselli: la chiusura di ben otto punti vendita in un anno sono solamente un impoverimento di proposte, posti lavoro ed interesse per la città.

Investire denaro e risorse per “sopravvivere” alla troppa offerta sul mercato e perché no, anche per un vezzo di consapevolezza di essere rimasti unici nel vostro genere, a tuo avviso è l’unico modo per agire sull’imprenditoria? Non sarebbe stato meno dispendioso usare la rete sul web per vendere?

Il web è un canale importantissimo, noi stessi siamo presenti con una piattaforma di vendita online. Questo aiuta a dare visibilità al proprio prodotto: allo stesso tempo, però, acquistare solo online e non spendere sul territorio, per sostenere l’economia ed i posti di lavoro, contribuisce alla chiusura di punti vendita che non riescono a competere con queste nuove realtà, ed ecco che ci troviamo con negozi chiusi ovunque. Ma questo è un meccanismo che va controllato.

Potremmo intitolare quest’intervista con uno slogan: “I Magnifici TRE della vendita sartoriale”. Che ne pensi? Il tuo gruppo di lavoro è composto da un nucleo di tre persone, le stesse che rappresentano anche la tua famiglia: come fate a tenere separate le due cose?

Mia moglie Rosanna ed io siamo un’unica persona, anche sul lavoro. Marco è entrato in negozio con noi e grazie alla sua spontaneità ed onestà è entrato nella nostra famiglia, e viceversa è successo a noi con lui. Questo ci porta a pensare ed agire all’unisono.

Cosa ti sentiresti di consigliare ad un giovane che voglia aprire un’attività come la tua?

Certamente sarei disposto a dare dei consigli, ma il ciclo di nuove aperture di micro e piccole imprese registra un boom nella ristorazione. Negli anni Settanta e Ottanta chiudevano le panetterie ed i giornalai e si aprivano negozi di jeans: oggi si vira sul gastronomico. Sono scelte ammirevoli.

Senti ogni tanto di poter apportare la tua esperienza, il tuo sapere a servizio dei cittadini, in poche parole entrare nella politica locale?

No, è l’ultimo dei miei pensieri.

Il dualismo, mente e corpo, quanto hanno influenzato il tuo percorso di crescita e formazione in famiglia e sul lavoro?

Mente e corpo sono concettualmente separati: direi che il mio modo di essere appartenga più al parallelismo. Sono un uomo di fede cristiana, condivido pienamente il concetto “fai del bene, raccogli del bene”.

Oggi quanto sono importanti le relazioni con l’esterno: i social possono diventare, oppure lo sono già, il medium necessario per dialogare in esterno?

I social, oggi come oggi, sono estremamente presenti nelle nostre vite ed attività. Sono ottimi veicoli di vendita, ma non possono sostituire il servizio, l’attenzione e la cura data al cliente all’interno di un negozio. Nel mondo della moda, è opinione comune che i negozi “multibrand” a poco a poco chiuderanno a seguito dell’incremento delle vendite online, ma quelli che resteranno saranno più importanti e rappresenteranno l’unica alternativa agli store monomarca, dunque molta globalizzazione e perdita di personalizzazione.

Hai conosciuto la nostra rivista Genius People Magazine da quando è stata partorita l’idea. Credi che ci sia una comparazione utile tra noi che dall’edizione online abbiamo deciso di passare alla carta stampata e la tua scelta strategica di investire nelle parti strutturali del negozio piuttosto che su un portale sul web per la vendita online dei prodotti? Tutto questo non trova logica secondo le nuove leve di professionisti del marketing usciti dal mondo universitario. Concordi?

Ricollegandomi alla domanda precedente, ribadisco il dualismo tra l’oggettivo ed il virtuale. Mi rattrista pensare che tutta la storia millenaria dell’uomo è stata tramandata attraverso i libri e domani, se non vi sarà la possibilità di aprire uno schermo o di far funzionare un hard disk non sarà possibile tramandare nulla.

 

www.griffeconceptstore.com