Alessandro Preziosi Cortinametraggio 2017

Abbiamo voluto chiedere a 2 grandi attori e a un musicista del cinema italiano di esprimere il proprio parere sullo stesso tema coinvolgendo al contempo “Cortinametraggio” e l’attuare realtà cinematografica fatta di giovani, talvolta poche risorse, molta creatività e voglia di emergere.

Scopriamo insieme cosa ne pensa Alessandro Preziosi .

Un Festival come Cortinametraggio che rappresenta una vetrina per i giovani artisti, quanto aiuta i filmmakers esordienti a farsi conoscere?

Farsi conoscere nel nostro lavoro è, a mio parere, il secondo passo più importante. Il primo è riuscire a far sì che le proprie idee finiscano su pellicola, oggi digitale ma pur sempre pellicola. La possibilità di essere già selezionati ed essere riusciti a mettere su 7 minuti di film, che sono un’esperienza molto più difficile rispetto al film, è fondamentale. Quindi è importante farsi conoscere ma ancor di più lo è creare il presupposto per farlo, realizzando un’opera che sia stata selezionata all’interno di una competizione: un bilancio tra il tuo lavoro e la visibilità. Cortinametraggio è indubbiamente una vetrina davvero importante e che negli anni è diventata molto prestigiosa.

Come vedi il futuro delle produzioni cinematografiche e musicali a basso budget?

Come diceva Alfred Hitchcock “per fare un buon film sono importanti tre cose: la sceneggiatura, la sceneggiatura e la sceneggiatura”. Quindi quando hai la storia, e una buona narrazione a volte avere un budget ridotto permette di fare degli sforzi creativi che diversamente uno non farebbe. Per esempio, se una scena deve essere girata con la pioggia, ti accorgi che basta passare improvvisamente al piano di sotto quando qualcuno sta dando l’acqua alle piante, e che questa ti cada addosso, per avere la scena che drammaturgicamente deve essere girata sotto la pioggia. Anche io adesso sto lavorando in teatro con un regista che per raccontare il momento dell’uccisione e far vedere il sangue mette delle pompette piene di vernice, in mano all’attore che viene ucciso e quello spruzzo di colore diventa simbolicamente molto più efficace di un effetto molto più sofisticato ed economicamente più costoso.

Hai prestato e presteresti la tua professionalità per aiutare i giovani lavorando a titolo gratuito in un corto/video?

Sì l’ho fatto all’inizio della mia carriera e lo rifarei sicuramente. Di solito, la mia partecipazione dipende sempre dalla bontà dal prodotto e soprattutto dall’onestà intellettuale con cui il regista che mi propone il film o il produttore organizzano il proprio lavoro. In questo sono abbastanza radicale perché avendo già avuto esperienze non propriamente positive con persone che hanno un modo di lavorare già collaudato e un asset più preciso, mi sono accorto, alla fine, che la cosa che conta è innanzitutto condividere insieme un progetto e poterlo poi assistere, per così dire, gratuitamente.

…parliamo di questo perché è indubbio che oggi ci siano molti giovani creativi che purtroppo hanno poca disponibilità economica e non sempre hanno la possibilità di esprimere appieno il proprio potenziale.

Certo, i giovani talvolta sono formidabili! Basterebbe pensare al più giovane regista nella cerimonia degli Oscar, Damien Chazelle, che a soli 32 è stato premiato come miglior regista con il film “La La Land”, o al suo precedente lavoro “Whiplash” che è un altro film meraviglioso… per i giovani faremo tutto.

Quindi sono le capacità che alla fine hanno un peso decisivo?

Sono alla base del tuo lavoro. Conta quanto sei consapevole che un mestiere fa parte della tua vita, che lo subisci e che, allo stesso tempo, sei tu stesso ad attivarlo: si chiama passione!

Quanto conta la tecnica imparata nelle scuole di recitazione e quanto, invece, il talento naturale?
È un insieme di cose. Io personalmente ritengo che conti moltissimo l’esperienza stessa che si acquisisce facendo questo lavoro che ti permette di testare il tuo talento naturale – la capacità raccontarsi di un attore – che in un buon film si controbilancia; quando, al contrario, il film non è fatto bene se l’attore ha delle capacità naturali, in quel caso riescono a mostrarsi con maggiore evidenza. Questo a dimostrare che chi vuole fare bene il proprio lavoro lo deve fare mettendo in pratica le sue conoscenze tecniche ma anche lavorando il più possibile perché è solo attraverso l’esperienza e l’esercitarsi quanto più possibile nella recitazione che il nostro talento viene fuori. Le conoscenze tecniche non sono però solo legate a come usare il diaframma, come recitare o come immedesimarsi in un personaggio ma anche alla storia del teatro, alla storia del costume che vengono insegnate all’interno delle scuole d’arte, all’uso del corpo e all’origine della parola recitare, giocare, confrontarsi. Insomma, è un incrociarsi continuo di tutti questi elementi che non finisce mai.
Una sorta di bilancia sempre in equilibrio tra la tecnica appresa e le inclinazioni naturali
Sì sempre. Anche perché del talento naturale bisogna avere coscienza e alimentarlo tutta la vita. Della tecnica, invece, te ne fai poco se non c’è sentimento. Quindi la vita, intesa come esperienza, diventa comune denominatore di entrambi gli elementi.

Alessandro Preziosi nasce il 19 aprile 1973 Figlio di avvocati, laureato con 110 e lode in Giurisprudenza. Si diploma all’Accademia dei Filodrammatici di Milano.

Per sapere di più: alessandropreziosi.tv