Un ring ha aperto la stagione del Rossetti

Il riso e il pugno allo stomaco, il sorriso e l’amarezza sono i sapori che il regista Franco Però estrae dal testo teatrale di Friedrich Dürrenmatt “Play Strindberg” per la messinscena che ha aperto la stagione di prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, martedì 25 ottobre. Protagonista un trio formidabile, composto da Maria Paiato, Franco Castellano e Maurizio Donadoni. L’atto unico, della durata di un’ora e mezza, è in scena al Politeama Rossetti di Trieste fino a domenica 30 ottobre.

Affascinato dalle possibilità interpretative del dramma “Danza macabra” di Strindberg, Dürrenmatt «prende i tre protagonisti – il capitano, la moglie e il cugino/amante che ritorna – e li posiziona sotto le luci glaciali di un ring», spiega Franco Però in conferenza stampa. «Sono immagini veloci come flash di una lotta familiare in cui arriva all’improvviso il desiderato “straniero”, nei panni del cugino, e rimette in gioco rapporti e conflittualità».

La messa in scena di “Play Strindberg” ha debuttato in anteprima al Mittelfest di Cividale la scorsa estate con grande successo, per l’enorme bravura degli attori e l’originalità della scenografia rappresentata da un ring, nel quale la donna e i due uomini si fronteggiano in undici round su quello che potremmo chiamare il ring della vita coniugale. Una vita coniugale nella quale l’amore si è oramai trasformato in galera.

Lo spettacolo, sottolinea Però, «intende proseguire l’indagine sulla famiglia, iniziata l’anno scorso con “Scandalo” di Schnitzler. Se con quel testo si considerava la famiglia nel suo rapporto con la società, in questo caso al centro è invece un’implosione della famiglia stessa».

In undici round sul ring della vita coniugale, lo svizzero Dürrenmatt rilegge “Danza macabra” di Strindberg e gioca sul tema della famiglia con tutte le armi che gli sono proprie: il sarcasmo, l’ironia che trascolora nel grottesco, il gusto del comico, ma anche la violenza del linguaggio. Un linguaggio asciutto, scarno che ben si addice alle luci del ring e alle sospensioni dei gong fra un round e l’altro.

Forte della lezione dell’espressionismo, nonché di una personale maestria nell’uso del linguaggio e delle strutture drammaturgiche, Dürrenmatt affascina per la sua scrittura dal respiro universale. E con l’arma del grottesco smaschera l’ipocrisia del suo tempo che è poi l’ipocrisia del nostro tempo. Assolutamente attuale. E allora un grazie va a Franco Però, direttore dello Stabile e regista di “Play Strindberg”, per l’ottima scelta di Schnitzler per l’apertura della passata stagione e di Dürrenmatt per la presente e, non ultimo, per il ritorno al Rossetti, in entrambi gli spettacoli, di Franco Castellano che, ahinoi, mancava al Politeama da un ventennio.