42ª Barcolana: cultura o gazebo?

Dopo un’estate caldissima ed un settembre da record in quanto a giornate di sole, Trieste si prepara ad affrontare uno dei suoi rituali più belli ed affascinanti. Arriva la Barcolana: migliaia di vele grandi e piccole si misureranno tra categorie e confusione; a guardare la gara dall’alto delle vie collinari si può ammirare uno spettacolo stupendo: solo un professionista riesce a capire chi è davanti e chi è dietro nella gara, per i comuni mortali è solo un evento unico.

La bellezza di questo caos mi ha sempre affascinato, vedere un golfo così bello, assediato da una moltitudine di barche è veramente un’esperienza irripetibile, e poco importa se la bellezza estetica dell’evento prende il sopravvento sulla competizione sportiva, io sono un fan della Barcolana. Sono, scusate il termine,  un “barcolanista”, perché amo Trieste, e mi riempie di orgoglio che molti cittadini facciano a gara sulle loro barchette mentre dei grandi professionisti si giocano un bel premio a poca distanza. Adoro questo lato pagano di Trieste, una città che ha ben chiaro il suo legame con il suo dio del mare, una cittadinanza che dimostra in molteplici modi il suo rapporto stretto con la natura.

Nonostante il mio entusiasmo per questa manifestazione sportiva non posso non notare alcune cose che proprio non comprendo. Durante il conto alla rovescia che precede i giorni di regate, Trieste si veste con un abito che non le sta troppo bene: il lungomare viene invaso da quello che sembra essere un insediamento della legione straniera. Casette bianche fatte di plastica prendono inspiegabilmente possesso del lungomare, vengono costruite con un’efficienza militare, in pochi giorni si verifica un’interruzione dello sguardo che prevede il mare, ma che immancabilmente trova casette bianche. Da Piazza Unità non si vede il mare. Che cosa è successo? Trieste non era una città di mare? Come è possibile che un evento marittimo neghi il piacere di vedere il mare dal nostro splendido centro cittadino? Ogni tanto mi sono fermato ad immaginare lo spettacolo che potrebbero dare le numerose e splendide barche a vela ormeggiate di fronte all’architettura di fine ‘800. Questo spettacolo c’è, è solo censurato da delle cassette bianche. E non voglio pensare che cosa succederebbe se il vento spazzasse via la foschia autunnale e lasciasse intravedere le Alpi sullo sfondo del nostro golfo, perché ci sarebbe la legione straniera pronta ad imbruttire il paesaggio. Vedere le montagne che si stagliano sul mare è uno spettacolo che toglie il fiato: è stata necessaria la fantasia di uno scrittore per immaginare un paesaggio così, e noi lo abbiamo, ne possiamo fruire, neanche tanto raramente.

È forse per questo che le bellezze italiane sono così mal valorizzate? Ne abbiamo troppa di bellezza? Io credo che la bellezza non sia mai troppa! E allora mi chiedo come mai un ‘cotal incanto’ possa essere rovinato, come una bella ragazza può sciupare la sua naturale bellezza indossando un abito volgare. Non sarebbe meglio consigliarla? Io credo di sì, e forse, da triestino, le posso dare qualche amorevole consiglio. Che senso ha perdere il lungomare quando abbiamo appena ripreso possesso del Porto Vecchio?  Non possiamo fare nulla a riguardo? Non sarebbe il caso di spalmare i visitatori in una zona più ampia, così da rendere più fruibile lo spettacolo cittadino? Sono le ragioni del commercio spicciolo che rendono la Barcolana un evento unico o sono le barche in competizione al centro di questa manifestazione? A forza di seguire l’interesse economico ci stiamo perdendo il senso delle cose? Che senso ha spingere commercialmente una zona che è già valorizzata e bellissima? Non sarebbe meglio spostare alcune casette bianche in zone un po’ meno attraenti? Non credo che le vie interne siano così lontane da creare un danno agli esercenti, essi perderebbero il motivo per riservarsi un posto tra i baracchini se fossero posizionati nelle vicinanze di un bel palco su cui viene suonata della bella musica? Magari circondati da artisti del teatro di strada che raccontano storie di mare sopra scenografiche barchette? E se parte dello spettacolo fosse posizionato in un luogo ancora valorizzabile? Ma soprattutto: e se la Barcolana crescesse negli anni, basterebbe il lungomare? Vogliamo creare file su file di tendine bianche di plastica? O vogliamo mostrare al mondo Trieste per quello che è, ovvero una città stupenda?