Le proposte last minute per un weekend di svago sono a portata di clic. Dopo le trasgressioni della notte di Halloween, e le abbuffate di zucca, oramai diventata la protagonista indiscussa del menù di Ognissanti, perché non approfittare anche per una visita in Friuli alla mostra a Villa Manin di Passariano di Codroipo?
Forte di oltre 100 opere tra dipinti e carte, tutte provenienti dal berlinese Brücke Museum, la mostra, intitolata “Espressionismo”, è il terzo appuntamento del progetto pluriennale “Geografie dell’Europa”, ideato e curato da Marco Goldin su incarico della Regione Friuli Venezia Giulia e dell’Amministrazione di Villa Manin.
Curata da Magdalena Moeller e dallo stesso Goldin, l’esposizione, che resterà visitabile fino al 4 marzo 2012, racconta in modo preciso, secondo una scansione cronologica ma anche procedendo per aree quasi monografiche, la nascita e lo sviluppo del movimento denominato “Die Brücke”, la pietra fondante dell’Espressionismo.
Fritz Bleyl, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff, tutti studenti di architettura a Dresda, furono i fondatori del gruppo, formatosi a Dresda il 7 giugno 1905. Il docente che i quattro avevano in comune, l’urbanista Fritz Shumacher, anni dopo ricordava così i suoi allievi: “Quell’inquietudine, quella ricerca che ogni insegnante di architettura conosce nei suoi studenti, non venne mai meno in quelli della Brücke”. Come scriverà più tardi Heckel, fu Schmidt Rottluff a trovare il nome: “Disse che avremmo potuto chiamarla Brücke, il ponte, che era una parola a più sensi, non avrebbe significato un programma, ma in un certo modo condotto da una sponda all’altra”. Bleyl, specializzato in disegno grafico, realizza la locandina per la prima esposizione a Dresda nel 1906, all’interno della sala modelli di una fabbrica di lampadine. Emil Nolde, Hermann Max Pechstein, entrano nel gruppo nel 1906 e Otto Mueller nel 1910. Le opere di questi artisti, soprattutto nel periodo in cui fecero parte del movimento, che si scioglierà nel 1913, sono accomunate soprattutto dall’evidente semplificazione formale, contorni marcati e colori accesi, accostati in modo dissonante.
La pittura di Kirchner si concentra prevalentemente su scene urbane dove vengono raffigurati vie, ponti, caffè, sempre filtrati attraverso la lente deformante di una violenta polemica sociale. Heckel realizza quadri inizialmente composta da linee spezzate, disegno sommario e colori stridenti che evolve nel tempo verso un lirismo più armonioso e paesaggi luminosi, anche per l’influenza degli artisti del movimento “Der Blaue Reiter”. Pur accomunati da questi elementi fondamentali, gli esiti pittorici di questi artisti ne mettono anche in luce i tratti e il gusto individuali. Basti pensare a Pechstein, la cui produzione, visibilmente ispirata dall’arte primitiva, si caratterizza per la sua interpretazione meno accesa e violenta rispetto alla poetica dell’Espressionismo. Nella stessa direzione si muove anche Mueller, che rappresenta forse la voce più mite e malinconica, come testimoniano i suoi nudi femminili, le scene di vita zingaresca, i paesaggi ricchi di vegetazione. Schmidt-Rottluff si dedica a ritratti e paesaggi in cui sono riconoscibili echi impressionisti, anche se l’interesse per la litografia lo porta a una composizione semplificata e composta da forme sintetiche e spigolose.
L’ultima fase del periodo di Dresda vede, oltre al paesaggio e al nudo, l’emergere di nuovi motivi. Vi si aggiungono la rappresentazione di architetture, e il varietà, la danza e il circo come metafore della vita nella grande città. Le nuove impostazioni già rimandano all’imminente trasferimento degli artisti della Brücke, nell’autunno del1911, a Berlino.
Gli esiti di Kirchner e di Nolde sono forse quelle che rimangono più coerenti e vicine alla poetica espressionista. Kirchner, il più intellettuale del gruppo, coglie nel modo più penetrante i conflitti della grande città, la sua realtà deludente, e il suo stile si fa sempre più drammatico, con deformazioni violente e ritmi convulsi. Nolde sviluppa ulteriormente l’elemento drammatico arrivando a una pittura grottesca, caricaturale della figura umana, caratterizzata da una stesura del colore libera da schemi compositivi, dato per pennellate ampie che sfilacciano quasi le forme.
Con la Brücke, con il suo linguaggio artistico, il suo atteggiamento critico rispetto alla pittura tradizionale e all’accademia iniziava un movimento che, al di là degli esiti artistici, divenne anche un sentimento nuovo della vita, cui ben presto aderirono poeti, scrittori e compositori.
In Van Gogh, che aveva sacrificato la sua vita all’arte, la Brücke riconosceva il suo primo grande modello. Contrassegno della sua pittura è il rifiuto di ogni regola dell’arte classica, è l’assenza di tradizione, come formulò una volta Kirchner. “Da che cosa dovessimo staccarci, ci era chiaro, dove saremmo andati era tuttavia meno certo”, riteneva Heckel. La Brücke si concepiva come opposizione all’arte ufficiale. A differenza dell’artista di formazione accademica, che per campare doveva dipendere dall’inquadramento sociale, gli artisti della Brücke erano fautori di una libertà e di un’indipendenza assolute, il che si sedimentava, oltre che nello stile non ortodosso, anche nei temi e nei motivi del loro non convenzionale modo di vita.





