Trieste trasporti, nel futuri della mobilità

Con 59 chilometri di percorrenza annua per abitante (più di un milione di chilometri al mese, il dato è secondo solo a Milano), il servizio di trasporto pubblico locale a Trieste è uno dei più efficienti d’Italia. A documentarlo è l’ultimo rapporto di Legambiente sugli ecosistemi urbani. Se da sempre la città soffre di collegamenti infrastrutturali carenti con il resto d’Europa, non altrettanto si può dire dei trasporti interni: la metà dei residenti si sposta quotidianamente in autobus e, di questi, più dell’80 per cento dice di essere soddisfatto del servizio. Ogni triestino, in media, fa 308 viaggi all’anno sui mezzi pubblici, più di Torino (210), Genova (229) o Bologna (281) e circa il doppio di Parma o Siena: significa che ogni mese i passeggeri degli autobus a Trieste sono più di 5,5 milioni. «I triestini hanno un rapporto stretto con i nostri mezzi, ne sono fieri, sanno di poter contare su di noi e nostro dovere è non deluderli» dice Pier Giorgio Luccarini, presidente di Trieste Trasporti, la società che dal 2001 gestisce il servizio con una flotta di 271 vetture. L’azienda, che solo nel 2016 ha investito 13 milioni di euro in tecnologie e nuovi autobus, allarga oggi lo sguardo a nuovi segmenti di mercato: «Dopo un lungo periodo di torpore, la città sta vivendo su molti fronti una fase di grande crescita – dal turismo alla portualità, dalla scienza alla cultura – e la mobilità, a 360 gradi, sarà un elemento sempre più centrale» continua il presidente. «Trieste Trasporti vuole proporsi, e lo sta facendo autorevolmente, come un interlocutore di primo piano per tutti coloro che al futuro del territorio stanno lavorando».

La società è partecipata al 60 per cento dal Comune di Trieste e per il restante 40 per cento dall’inglese Arriva, società del gruppo Deutsche Bahn che in Europa è uno dei più grandi operatori nei servizi di trasporto passeggeri. Cosa significa, in termini strategici, la presenza di un socio privato in un settore tradizionalmente in mano pubblica?

La sinergia fra pubblico e privato, in Trieste Trasporti, è esemplare. Arriva ha portato in azienda esperienza internazionale, visione e managerialità, noi abbiamo messo a disposizione una pluridecennale conoscenza del territorio. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la società è sana, gli standard delle prestazioni sono molto elevati, si continua ad assumere e abbiamo molti progetti sul tavolo. Direi che stiamo facendo un buon servizio pubblico, anche se i margini di miglioramento e crescita sono ancora ampi: il fatto di non accontentarci, di non sederci, di cercare sempre nuovi spazi dove dare risposte ai fabbisogni della città è forse la vera cifra, oggi, di questa società.

Dal 2017 tutta la vostra flotta è dotata di telecamere a bordo. È stata una risposta alla domanda di sicurezza di questi anni?

Non solo. La videosorveglianza è uno dei tanti esempi che aiutano a capire come l’azienda stia oggi interpretando il servizio di trasporto pubblico locale: non mi limito ad accompagnare il cliente dal punto A al punto B, ma lo faccio in modo sicuro, protetto, in un ambiente nuovo e pulito, offrendo servizi  aggiuntivi come il wi-fi, o invitando il cliente a lasciare l’automobile in periferia e a spostarsi in autobus, perché l’autobus è la soluzione più pulita, comoda ed economica. Il nostro è un approccio innovativo, non così frequente nel resto d’Italia, e il territorio lo sta cominciando ad apprezzare. Prendiamo l’esempio delle telecamere: ne abbiamo installate 1.350 tra interne e frontali su tutti i nostri autobus, sono impianti ad altissima definizione, accesi giorno e notte. In pochi mesi di operatività abbiamo ricevuto dalle forze di polizia e dalla magistratura oltre 230 richieste di acquisizione immagini. Sono, per capirsi, 230 inchieste o casi di incidente stradale alla cui soluzione l’azienda ha dato il proprio contributo: abbiamo permesso di individuare borseggiatori, pirati della strada, di chiarire la dinamica di fatti criminosi.

La nuova frontiera, anche per il trasporto pubblico, è il digitale?

Siamo solo agli inizi, ma è ovvio che la direzione è quella. La tecnologia sta profondamente trasformando il mondo dei trasporti, si pensi a Uber, che è il caso più noto, ma di esempi se ne potrebbero fare molti. Il nostro settore, sul fronte dell’innovazione, sconta forse un po’ di ritardo, ma credo che entro pochi anni assisteremo a una piccola rivoluzione anche nel modo di viaggiare in autobus. Penso ai servizi a chiamata per assicurare una migliore accessibilità alle aree periferiche, a un’intermodalità più estesa, a un’integrazione maggiore con i parcheggi, a sistemi di pagamento sempre più comodi e sicuri. Il trasporto pubblico locale è uno degli elementi più distintivi e maggiormente percepiti di un territorio: contribuisce a migliorare la qualità della vita, a formare abitudini e modelli culturali, accompagna i ragazzi a scuola, consente ogni giorno a milioni di persone di raggiungere il proprio posto di lavoro. È una grande responsabilità che sappiamo di avere ed è una sfida che volentieri accettiamo. L’innovazione, la tecnologia, il digitale ne sono elementi imprescindibili, strumenti che dobbiamo imparare a usare per garantire un’esperienza e un servizio sempre più evoluti.

Trieste Trasporti i primi passi li ha fatti.

Certo, ma il percorso è ancora lungo. Il comparto, come ho detto, non è mai stato votato al cambiamento, all’innovazione. Ma in Trieste Trasporti, su questo tema, stiamo aprendo riflessioni importanti. Fino a oggi abbiamo investito moltissimo per assicurare standard di servizio molto superiori alla media: facciamo 5.500 corse al giorno, l’età dei nostri autobus è la più bassa d’Italia, abbiamo mezzi ecosostenibili, una rete molto capillare, una fermata ogni 240 metri. Ora bisogna fare un passo in più, è venuto il momento di diversificare, di dedicarsi al digitale, alla mobilità intesa nell’accezione più ampia del termine. Qualche mese fa abbiamo rilasciato una prima versione della nostra app, con cui è possibile pianificare il viaggio, acquistare biglietti con un click, ma anche scegliere un ristorante, o visitare mostre o musei. Sebbene le idee e le possibilità di migliorarla siano tante, e lo faremo senz’altro, a Trieste è già una delle app più scaricate. Si tratta di uno dei tanti piccoli segnali del nuovo corso che l’azienda ha intrapreso.

Come sono i rapporti con il territorio?

Il triestino si lamenta per definizione, per statuto. È geneticamente insoddisfatto di quello che ha. Ma alla fine ama profondamente la propria città e tutto ciò che ne fa parte, compresi gli autobus di Trieste Trasporti. Da parte nostra sappiamo bene che cosa significhi gestire il servizio di trasporto pubblico, la responsabilità che questo comporta, il rispetto che si deve ai nostri clienti. Il territorio ci dà fiducia e noi ne siamo onorati, e ogni giorno cerchiamo di ricambiare, di restituire qualcosa: sosteniamo decine di iniziative nel sociale e nello sport, siamo molto vicini al mondo della scuola, finanziamo borse di studio, diamo il nostro contributo alla cultura, acquistiamo da aziende locali forniture e servizi per oltre 5 milioni di euro all’anno. Anche questo è un modo per esprimere il nostro impegno, la nostra passione per Trieste.

Lei è stato a lungo direttore generale di Trieste Trasporti e oggi, dopo la pensione, è ritornato in azienda da presidente. Perché?

L’azienda è in una fase delicata della propria storia: siamo sotto gara per il rinnovo della concessione del servizio, e l’amministrazione comunale ha ritenuto che, in considerazione della mia esperienza, potessi dare un contributo per condurre l’iter a buon fine. Ho accettato volentieri: a compenso zero come previsto dalla riforma Madia, ma con grande impegno e grande consapevolezza del ruolo. L’intesa con l’amministratore delegato, che è espressione di Arriva, è straordinariamente buona e sono convinto che insieme si stia facendo un ottimo lavoro. Occorre riconoscere al sindaco Roberto Dipiazza e all’intera giunta di non essere mai intervenuti nelle dinamiche e nelle questioni operative della società, e di aver sempre riposto la massima fiducia nell’operato del nostro management. In una partecipata pubblica, questo è un plus non indifferente.

Quanto sono importanti i servizi di comunicazione e informazione per un’azienda che fa trasporto pubblico?

Sono essenziali. Una parte consistente della nostra offerta nell’ambito della gara per il rinnovo della concessione da parte della Regione Friuli Venezia Giulia si basa proprio su un potenziamento delle attività di informazione all’utenza. Informazioni e aggiornamenti in tempo reale sono uno degli elementi che possono fare di un buon servizio di trasporto pubblico un servizio eccellente. Ci stiamo lavorando e credo che i primi risultati già si possano vedere: oggi, a differenza di quanto accadeva un tempo, siamo un’azienda aperta, che comunica, interloquisce, si confronta. Anche i media, da qualche tempo, dedicano maggiore attenzione alle nostre attività: è un processo lungo, ma come ho detto prima intendiamo affermarci come un interlocutore primario nel processo di sviluppo e ammodernamento di Trieste e del suo territorio. Il momento è quello giusto ed è un treno che non vogliamo perdere.